Meet the two Gordons – Vi presento i due Gordon

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mmmh pasta! and basil in the background… e basilico nello sfondo…

I guess one of the first and most important steps of rediscovering my “Italianness” had to happen in the kitchen. But I can’t begin to tell this story if you don’t know about the sort of environment I grew up in. Both my parents are very good cooks, but my father in particular is the explosive kind (now you mention it, he is the explosive kind in most things… but then again, who am I to judge, as I’m developing the same tendencies?). When he’s cooking, the kitchen becomes some sort of temple, and he remains firmly convinced that we are all terribly blasphemous.

Especially when my brother and I were smaller, he tried multiple times to convert us to his religion, but it never really worked. To be honest, he would always pick the worst times to preach cookery lessons, such as at 6 o’clock in the evening, which is normally when you’ve finally managed to convince yourself to start doing your homework. Very inappropriate. Being the older sister, and thus always a step ahead in school, I was always better than my brother at getting out of these situations. It so happened that when the time came for me to leave home, my fifteen year old brother knew more about cooking than I did. Most inconvenient.

So the time came for me to learn cooking from scratch. I’d even bought a nice elementary cookery book, with all the basics, which haughtily sat on my desk – at home in Italy, usefully enough. The first couple of days were so manic and all over the place that I got away with sandwiches and bacon (which my vegetarian cousin taught me how to fry whilst camping, earlier on that summer). I’d always wanted to live in the UK and have plenty of bacon and sausages and cookies and baked beans and Marmite such glorious things at my constant disposal. Until then, I had no idea my Mediterranean upbringing could be stronger than that. I knew I needed pasta and vegetables, though not a clue as to how the devil you put them together.

This lead to my slight frustration problems at the hob. To be honest, choosing what to cook is what sends me ballistic. How does my mother do that every single day? Anyway, I soon learnt about onions, and slooooowly started being bold enough to use canned tomatoes instead of chopping heaps of fresh ones. At the same time, my flatmates (who had now become the grand total of three, following the advent of the Scottish flatmate!) began to fear me at the hob. Especially with knives in my hands. Particularly when I took to swearing in Italian (oh, how liberating! They don’t know how rude I can be at times…). One of them once accused me of being a violent cook, another went more specific and started calling me Gordon.

Actually the name made sense, so it stuck. In the kitchen, at least. Then I discovered Tesco sold 3kg packs of pasta, and I was happy again.

In case you’re wondering, the second Gordon from the title is my darling father. If I have the honour of this nickname, it’s only fair he shares it with me! 😀


Suppongo che fosse destino che i primi passi, e forse i più importanti, verso la riscoperta della mia italianità dovessero avvenire in cucina. Ma non posso neanche cominciare a raccontare questa storia senza parlare del tipo di ambiente in cui sono cresciuta. Entrambe i miei genitori sono ottimi cuochi, ma mio padre in particolare è del tipo esplosivo (anzi, a dire il vero, è il tipo esplosivo un po’ in tutto… ma come posso giudicarlo, dato che sto sviluppando le stesse tendenze?). Quando è ai fornelli, la cucina diventa una sorta di tempio, e lui rimane fermamente convinto che tutti quanti noi siamo terribilmente blasfemi.

Soprattutto quando mio fratello ed io eravamo più piccoli, tentò innumerevoli volte di convertirci alla sua religione, ma non ha mai funzionato. Ad essere onesti, sceglieva sempre i momenti peggiori per predicare la filosofia della cucina, come ad esempio le 6 di sera, che normalmente è l’ora in cui sei appena riuscito a convincerti a iniziare i compiti. Molto inopportuno. Essendo la sorella maggiore, e quindi sempre un passo avanti a scuola, sono sempre stata più brava di mio fratello a cavarmi fuori da queste situazioni. Così accadde che, quando arrivò il momento di lasciare casa, di cucina ne sapeva più il mio fratello quindicenne di me. Estremamente sconveniente.

Così venne il momento di imparare a cucinare da zero. Avevo persino comprato un bel libro di cucina elementare, con tutte le basi, che se ne stava seduto altezzoso sulla mia scrivania – molto utilmente, a casa in Italia. I primi giorni furono così frenetici e incasinati che me la cavai con dei panini e un po’ di bacon (che la mia cugina vegetariana mi aveva insegnato a friggere quell’estate, in campeggio). Avevo sempre voluto vivere nel Regno Unito per avere tanto bacon e salsicce e biscotti e baked beans  e Marmite (mi dispiace, ma non si può tradurre tutto… andate a cercare su Google ciò che non sapete 😉 ) e altre gloriose sostanze del genere costantemente a disposizione. Fino ad allora, non avevo idea che la mia educazione mediterranea potesse essere più forte di questo desiderio. Sapevo di aver bisogno di pasta e verdure, ma non come diavolo metterli insieme.

Questo produsse i miei lievi problemi di frustrazione ai fornelli. A dire il vero, è scegliere cosa cucinare che mi manda in bestia. Come fa mia madre a farlo tutti i giorni? Ad ogni modo, presto imparai l’uso delle cipolle, e leeeeentamente diventai abbastanza ardita da usare i pelati, anziché chili su chili di pomodori freschi. Allo stesso tempo, i miei coinquilini (che nel mentre erano diventati il gran totale di tre, in seguito all’avvento del coinquilino scozzese!) cominciarono a temermi ai fornelli. Specialmente quando avevo coltelli in mano. In particolare quando mi diedi a imprecare in italiano (oh, che liberazione! Non hanno idea di quanto sono volgare alle volte…). Uno di loro una volta mi accusò di essere una cuoca violenta, un altro andò più specifico e prese a chiamarmi Gordon.

A dire il vero, la cosa aveva anche senso, perciò il nome rimase. Perlomeno in cucina. Poi scoprii che Tesco vende sacchi da 3kg di pasta, e fui nuovamente felice.

Nel caso ve lo steste domandando, il secondo Gordon del titolo è il mio caro padre. Se ho l’onore di questo soprannome, è solo che giusto che lo condivida con me! 😀

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The depressing birthday – Il compleanno deprimente

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Mi ricorderò sempre del mio diciannovesimo compleanno. Per certi versi, preferirei dimenticarmene, ad essere del tutto sincera. Ovviamente, essendo del 20 settembre, ben pochi giorni erano passati dal mio insediamento nella nuova vita da studente universitaria. Arrivai a Cardiff il mercoledì, ed il mio compleanno era il venerdì. Fu un po’ deprimente, perché era la prima volta che compivo gli anni e non c’era nessuno a colazione a farmi gli auguri, o a venirmi a svegliare con una tazza di thé (sì, l’avrete già capito, sono fissata col thé).

Quello era il giorno in cui l’università aveva organizzato una sorta di fiera per presentare varie associazioni e informazioni utili per le matricolette come me. Mi ricordo che la sera prima eravamo usciti con il (ormai) solito gruppo di amici, tra cui c’era un ragazzo indiano che mi aveva preso in simpatia, e che mi aveva detto che l’indomani sarebbe venuto alla fiera con me, e di andare a svegliarlo. Io puntualmente alle nove del mattino dopo mi ero presentata nel suo appartamento e avevo bussato alla porta, per trovare che era ancora a letto. Un po’ imbarazzata, mi resi conto che forse erano solo parole quelle della sera prima, e che non avesse mai avuto veramente l’intenzione di venir svegliato da me. Ma ormai il danno era fatto, e alla fine andammo alla fiera insieme.

L’altro episodio che rese questo compleanno memorabile, fu che conobbi la seconda coinquilina. Il fatto è che arrivò di pomeriggio tardi, quando ormai ogni mio tentativo di consolarmi per la mia struggente malinconia di casa era ormai fallito (ero per strada quando mi  prese, e dovetti contare fino a trecentottanta in francese per riuscire ad arrivare a casa senza scoppiare in lacrime). Ero in preda ai singhiozzi quando venne a bussare alla mia porta. Probabilmente la traumatizzai… Ciononostante, da brava inglese, mi offrì una tazza di thé (oh, finalmente un inglese normale!) e diventammo subito amiche.

Poi, come dimenticare che quella sera feci la mia prima conoscenza con l’allarme antincendio! Dovete sapere che nelle case dello studente l’allarme antincendio è una presenza fissa, è uno stile di vita; alla fine diventa quasi un amico (anche se in verità lo odi). Perché ogni camera da letto è dotata di un sensore sensibilissimo, che scatta anche con il vapore della doccia. E l’allarme è un rumore fortissimo, ti penetra nelle ossa e fa vibrare ogni singola fibra del tuo corpo. Ti riverbera nel cervello. Per non parlare del mini infarto che ti viene ogni volta, appena scatta.

In fondo, sono tutte esperienze. La malinconia, il compleanno deprimente, i momenti imbarazzanti (in cui un bel  buco nel pavimento farebbe così comodo, ma si ostina a non apparire mai). Quando le vivi sul momento magari ti fanno anche girare un po’ il belino, ma poi vengono a far parte del tuo bel bagaglio di aneddoti divertenti da sfornare ogni volta che sei in presenza di amici. Non fui felice, il giorno del mio diciannovesimo compleanno. Però non lo voglio dimenticare, perché, nonostante fu il mio primo attacco di malinconia, e nessuno mi dedicò le stesse attenzioni che normalmente avrei ricevuto a casa, fu anche il giorno che conobbi la mia coinquilina. E di lei per certo mi voglio ricordare. E fu anche forse la prima volta che vidi la mia esperienza sotto una luce diversa, meno idillica, più reale.

Perdonate il finale filosofeggiante, ma mi è preso un attimo di entusiasmo… 😉


I’ll always remember my nineteenth birthday. In many ways, I’d rather forget about it, to be honest. Obviously, being born on the 20th September meant that very few days had passed since my settlement into my new life as a university student. I arrived in Cardiff on the Wednesday, and my birthday was on the Friday. It was rather depressing, as it was the first time I had no-one saying happy birthday to me at breakfast, or waking me up with a cuppa in bed (yeah, you’ve probably realised by now, I’m a little obsessed with tea).

That was the day the university organised a sort of fair in order to present various associations and useful information for little freshers like me. I remember that the night before we’d gone out with the (now) usual group of friends, among which an Indian lad whom I’d got along with, and who told me he would go to the fair with me the day after, and to go and wake him up. As can be imagined, the day after I was at his flat at nine o’clock and knocked at his door, only to find he was still in bed. It then embarrassingly occurred to me that maybe he was just being polite the night before, and he’d never really had the intention of being woken up by me. But the deed was done, and in the end we went to the fair together.

The other episode that made this birthday memorable, was that I met my second flatmate. The thing is, she arrived in the late afternoon, when every attempt at comforting myself from my heartbreaking homesickness had miserably failed (I was out and about when it struck me, and I had to count till three-hundred-and-eighty in French to manage to arrive home without bursting into tears). I was sobbing when she came to knock at my door. I probably traumatised her… Nonetheless, in good English style, she made me a cuppa (ah, finally a normal English person!) and we clicked straight away.

Then, how could I forget that that evening I made my first acquaintance with the fire alarm! You must know that in university halls the fire alarm is a constant presence, it’s a way of life; in the end it’s almost like a friend (though you actually hate it). Because every bedroom is provided with a hypersensitive sensor, that even goes off with the steam from the shower. And the alarm is a really loud noise, it penetrates your bones and makes every single fibre of your body vibrate. It reverberates in your brain. Not to mention the mini heart attack you get every time it goes off.

At the end of the day, it’s all experience. The homesickness, the depressing birthday, the embarrassing moments (where a hole in the floor would come in so handy, but stubbornly refuses to appear). While you’re actually living these things, they may even get on your nerves a little, but then they add up to your collection of funny anecdotes to pull out proudly whenever you’re among friends. I wasn’t happy, on the day of my nineteenth birthday. But I don’t want to forget it, because, though it was my first attack of homesickness, and no-one gave me the same attentions I would normally be given at home, it was also the day I met my new flatmate. And I sure want to remember her. And maybe it was also the first time I saw my experience in a different light, less idyllic, more real.

Do forgive the philosophising ending, but I got a little enthusiastic there… 😉

L’episodio gloriosamente imbarazzante – The hilariously embarrassing episode

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Il piumone coi limoni! – The lemon duvet!

Avendo ricevuto il permesso speciale del mio stupefacentemente meraviglioso e affascinante coinquilino in cambio di qualcosa di dolce e cioccolatoso (non è un cattivo affare, in effetti!), ora espanderò sul gloriosamente imbarazzante episodio.

La nostra prima sera, uscimmo tutti insieme con i coinquilini di un compagno di scuola del mio coinquilino, che vivevano vicino a noi. Prima di andare a casa di questi, il coinquilino e l’amico decisero di anticipare i festeggiamenti scolandosi una bella bottiglia di succo d’arancia – molto sofisticati. Con lo svilupparsi della festa, molto altro succo d’arancia fu bevuto – ancora più sofisticati! Quando venne il momento di trasferirsi in discoteca, tuttavia, il mio coinquilino fu misteriosamente perduto, svanì nel nulla. Troppo succo d’arancia, probabilmente. Essendo la persona crudele e senza cuore che sono, decisi che era riuscito a tornare a casa sano e salvo e che non c’era da preoccuparsi.

Così procedemmo verso la discoteca. Se volete la mia opinione, un posto orrido, specialmente se sei vestito come se andassi a un picnic in mezzo al bosco e non hai bevuto succo d’arancia (ha delle proprietà davvero miracolose questa sostanza, sapete?). C’era un numero incredibilmente alto di persone che si dimenavano in una stanza che – in verità – era troppo piccola per accomodarle tutte comodamente, e la musica era così alta da arruffarmi i capelli.

Cooomunque. Ci incamminammo sulla via di casa verso le tre del mattino (sì, lo so, è scioccante!). Solo allora mi ricordo del mio disgraziato coinquilino perduto, perciò chiedo a una ragazza di accompagnarmi su in casa, casomai ci fosse bisogno di un altro paio di mani. Arrivammo all’appartamento e controllai la sua stanza: vuota. “Uhm, che strano! Dove si sarà cacciato…” penso mentre vado verso camera mia.

Appena accendo la luce, capisco che non c’è molto da chiedersi. Eccolo lì, che dorme beato, amorevolmente coperto dal mio piumone con i limoni. Si sveglia con la luce, e, mentre fa per alzarsi, notiamo qualcosa di strano… è nudo come un verme! Non solo. È anche intensamente offeso ad essere stato svegliato così rudemente e lascia la stanza fermamente convinto di essere appena stato spodestato dal suo stesso letto. Cammina per il corridoio ammantato del mio piumone, sicché mi intrufolo in camera sua a rubare il suo per la notte. I suoi vestiti presto seguono i passi del proprietario, e finalmente mi impossesso del mio letto.

Non serve dire che non fui felicissima quella notte, mentre cambiavo le lenzuola alle prime luci del mattino. Ma, col senno di poi, mi rendo conto ora che fu tremendamente spassoso!

Ed ecco come diventammo amici 🙂


Having been granted special permission by my flabbergastingly dashing and amazing flatmate in exchange for something sweet and chocolatey (fair enough, if you ask me!), I’ll now expand on the hilariously embarrassing episode.

On our first night, we all went out together with the flatmates of a school friend of my flatmate’s, also living in our halls. Before going to the other flat, the two of them decided to anticipate the celebrations by drinking a nice bottle of orange juice – very civilised. As the party progressed, a lot more orange juice was drunk – even more civilised! When the time came to go to the night club,  however, my flatmate was mysteriously lost, no-one knew what had become of him. Too much orange juice, probably. Being the cruel and soulless person that I am, I decided that he’d found his way safely back to the flat, and that there was nothing to worry about.

So we proceeded to the night club. If you ask me, a horrendous place, especially if you’re dressed like you’re going to a picnic in the woods and you haven’t had any orange juice (it’s a truly miraculous substance, you know?). There was an incredible amount of people moving about in a place too small, really, to comfortably accommodate all of them, and the music was so loud it ruffled my hair.

Aaaanyway. We made our way back home towards three in the morning (yes, shocking, I know!). I then remember about my poor lost flatmate, so I ask a girl to come up with me, just in case an extra pair of hands was needed. We get to the flat and I check his room: empty. “Hm, that’s odd! I wonder where he can be…” I’m thinking as I proceed to open my own door.

As I switch on the light, I realise I needn’t have bothered wondering. There he is, sleeping like a baby, lovingly covered by my lemon duvet. He wakes up with the light, and as he makes to get up we notice something odd… he’s actually stark naked! Not only. He is also vehemently offended at being so rudely awoken and leaves the room firmly convinced we have just thrown him out of his own bed. He walks the corridor wearing my duvet as a cloak, so I pop in his room and steal his for the night. His clothes soon follow their owner’s steps, and I finally have my bed back.

Needless to say, I wasn’t thrilled that night, as I changed my sheets in the early hours of the morning. But in hindsight I now realise it was tremendously hilarious!

And that was how we became friends 🙂

Chapter 1 – Capitolo 1

No going back... Ormai è fatta...

No going back…
Ormai è fatta…

The day I leave is very weird. There is so much luggage! I’m not used to it… And I’m flying over to the UK with my father, which is another first, we’ve never flown together, just the two of us. It kind of makes it feel like a summer holiday, especially as we don’t go directly to Cardiff, but stop over at my aunt’s for the weekend. We even go to London to visit my cousin, which I guess is the ultimate touristy activity. Nothing to do with actually moving out of Italy and deciding to live in the UK. It’s not the first time this happens, mind. My mother, my brother and I went to live with my grandparents in Wisbech (such a beautiful place!) in 2002, but it was a long time ago. Plus I’m going to live in Cardiff, the first of the family to do so. It has a very epic and sort of colonial taste to it… “Having conquered Scotland, England and Italy, the glorious family moves on to a new land: Wales!”

As a matter of fact, I’m very happy to be moving out of Italy. After five rather unglorious years of high school, surrounded by unpleasant people most of the time, it’s a relief to be going far, far away. That boot was becoming a little too tight. Away with the winter shoes, bring on the flipflops! That’s the spirit, more or less. Finally my British spirit will be reunited with its motherland. Considering the fact it’s a major life-changing event, I give it surprisingly little thought. It all happens without me really clicking that it’s happening.

And before I know it, I’ve just waved off my aunt and my father. I’m standing alone in the middle of my unsurprisingly miniscule room. Being the first to move in to the place, I get first choice of the kitchen cupboards and shelves, which is nice. I get going with sorting everything out, and with the corner of my ear, I hear movement. The other flatmate sounds like he’s waved off his parents too, and we’re both alone in the apartment. Ugh, that feels a bit awkward. I decide I’m going to walk out of the secure premises of my room, and I WILL socialise. It takes my hand a rather long pep talk, but in the end it turns the handle and I emerge. 

Disgracefully, the university hasn’t provided the flat with a kettle. Even MORE disgracefully, the new flatmate doesn’t even drink tea. 100% British from Windsor, and he doesn’t drink tea… I’m shocked! More to the point, brewing a cuppa is the ultimate thing to do when you’re at loss of things to do, so what do I do??? I boil some water on the hob (thus baptising one of my newly bought Ikea pans!) and we get chatting. It’s actually easier than it seems. 

Later that day, after a long night of socialisation involving a lot of people, a nightclub (a schocking experience for someone like me, who had never been to such a place before 😉 ) and a hilariously embarrassing episode with my flatmate, I finally find myself in bed. My first day living in Cardiff has already ended. Though I’m exhausted, I have a pretty good feeling about the whole thing. I guess I feel I have found my place to be, at last.


 

Il giorno della partenza è molto strano. Ci sono così tante valigie! Non ci sono abituata… E sto volando verso il Regno Unito con mio padre, altra cosa strana, dato che non abbiamo mai volato insieme, solo noi due. In un certo senso sembra quasi di partire per una vacanza, specialmente dato che non andiamo direttamente a Cardiff, ma ci fermiamo da mia zia per il weekend. Andiamo pure a Londra a trovare mia cugina, più turisti di così non si può, direi. Nulla a che fare con il trasferirsi fuori dall’Italia, alla volta del Regno Unito. In verità, non è la prima volta che succede. Mia madre, mio fratello ed io andammo a vivere dai miei nonni a Wisbech (un posto stupendo!) nel 2002, ma era tanto tempo fa. In più sto andando a vivere a Cardiff, cosa che nessuno mai nella mia famiglia ha fatto. Ha un che di molto epico e in un certo senso coloniale… “Avendo conquistato già la Scozia, l’Inghilterra e l’Italia, la gloriosa famiglia procede verso una nuova terra: il Galles!”

A dire il vero, sono contentissima di andare a vivere fuori dall’Italia. Dopo cinque anni piuttosto ingloriosi di liceo, perennemente circondata da persone spiacevoli, andarmene a vivere lontano, lontano è a dir poco un sollievo. Quello stivale stava diventando un po’ troppo stretto. È finito il tempo delle scarpe invernali, d’ora in poi solo infradito! È questo lo spirito, più o meno. Finalmente il mio spirito britannico si potrà riunire con la sua madrepatria. Considerando il fatto che è stato un avvenimento che mi ha cambiato la vita, ci ho pensato su molto poco. Succede tutto senza che io mi accorga veramente che sta accadendo.

E, prima di rendermi conto di cosa sto facendo, ho già salutato mio padre e mia zia. Sono in piedi da sola in mezzo alla mia stanza, che, e la cosa non mi sorprende, è minuscola. Essendo la prima a entrare nel nuovo appartamento, posso avere la prima scelta sugli armadi e scaffali da cucina, che non è male. Comincio un po’ a sistemare le cose, e, con la coda dell’orecchio, percepisco un movimento. Sembra che anche l’altro coinquilino abbia appena salutato i genitori, e ora siamo entrambi soli nella casa. Argh, la cosa si fa un po’ imbarazzante. Decido di lasciare i sicuri confini della mia stanza, e socializzerò. Lo FARÒ. Dopo una lunga opera di convincimento, la mia mano gira la maniglia della porta, ed emergo.

Scandalosamente, l’università non ha fornito la casa di un bollitore. Ancora PIÙ scandalosamente, il nuovo coinquilino neanche beve il thé. Britannico DOC di Windsor, e non beve il thé… Sono sconvolta! Più che altro, farsi una bella tazza è quello che si fa quando non si sa cosa fare, quindi cosa faccio??? Metto l’acqua sul fuoco (battezzando così il mio pentolino Ikea nuovo di zecca) e cominciamo a ciattellare. In verità, è più facile di quanto sembri.

Più tardi quella sera, dopo una lunga notte di socializzazione, cosa che ha coinvolto la presenza di altre persone, una discoteca (cosa sconvolgente per una come me, che non ero mai stata prima di allora in un posto del genere 😉 ) e un gloriosamente imbarazzante episodio con il nuovo coinquilino, finalmente mi trovo a letto. Il mio primo giorno a Cardiff è già terminato. Anche se stravolta, ho un buon presentimento su questa cosa. Suppongo che mi senta di aver finalmente trovato un posto che mi appartiene.