Il potere poetico della pioggia – The poetic power of rain (dammit! No alliteration in English)

wp_20160919_14_42_07_pro

Le gocce sul finestrino dell’autobus: un classico – Drops on the coach window: a classic

Avendo appena parlato del sole, mi sembra solo che giusto scrivere anche qualcosina sulla sua antitesi: la pioggia.

Lo sgocciolio, l’acquerugiola (mamma mia, avevo dimenticato dell’esistenza di questa parola! Che bella), lo scroscio… ci sono tante di quelle parole che si riferiscono alla pioggia, e questa abbondanza mi pare piuttosto appropriata, data la enorme vastità delle forme in cui si può presentare e delle emozioni che riesce a suscitare. Suppongo che una delle più comuni sia la frustrazione: eh dai perché devi venire giù a bagnarci, piangerci addosso per rovinarci la giornata?? Però delle volte – devo dire, normalmente quando sono ben al riparo a casa con una bella tazza calda – mi capita anche di guardarla con affetto. In effetti, ora che ci penso, da bambina mi piaceva andare in giro senza cappotto proclamandomi regina delle piogge. Evidentemente, fuori di testa si nasce, non si diventa 😉

Ah, quanto tempo passato, durante un viaggio, a osservare le goccioline rincorrersi, e farle gareggiare mentalmente tra loro! Chissà quante persone come me l’hanno fatto…

Se mi fermo a pensarci, mi affascina il rumore dell’acqua che scende sulle fronde degli alberi, come il sospiro di un’epoca lontana, ancora collegata a noi tramite quel sussurro sempre uguale, immutato nei secoli (oppure nel 1849 la pioggia aveva un suono diverso? Chi potrà mai saperlo, sono sicura che nessuno si è mai dato la briga di annotare che suono facesse la pioggia). Talvolta è come il battito leggerissimo dei polpastrelli sulla carta, altre volte invece è come far cadere un barattolo di fagioli secchi su un pavimento di legno, e altre è proprio come il boato del mare, un rimbombo lontano, un eco che ti riempie col niente.

Di una bellezza inaudita sono le piccole perle preziose che si formano sui capelli, quando l’acqua, più che essere pioggia, è aria condensata, quasi nebbiolina, che ha il potere di infradiciarti fino al midollo senza che tu te ne accorga. O la pioggia d’autunno, quando appena hanno incominciato a cadere le foglie, che crea un odore tutto suo, di terra, di funghi, un odore scuro, umido e accogliente. Certe persone sono invece innamorate del profumo che produce l’acqua quando piove sul terreno screpolato dall’estate, al punto che penso esistano parole in alcune lingue create solo ed esclusivamente per descrivere questo. Quanto deve essere importante una sensazione, perché una lingua decida di inventarne la parola?*

Vogliamo invece parlare del presagio della pioggia? Il cielo plumbeo, nero, nubi come balle di cotone d’acciaio. Tu, piccolo esserino umano, ti senti schiacciato, intrappolato in un momento di non-esistenza, una bolla in cui per un breve tempo brillano ancora gli ultimi raggi di sole, e le nuvole riescono a trattenersi. Sguardo costantemente rivolto all’insù, a un certo punto compare persino un arcobaleno, espressione per eccellenza di questo momento matto, surreale.

A vivere in un paese piovoso si impara a gioire per ogni raggio di sole inatteso, ma anche ad apprezzare le preziose sfumature poetiche della pioggia. Tanto, per piovere, piove. E allora almeno traiamone qualcosa di buono 😉

*La parola è Petrichor, inglese: da petro- (latino petra) e ichor (che a quanto pare sarebbe in Mitologia il sangue che scorre nelle vene degli dei).

————————————————————————–

Having just spoken about sunlight, it only seems fit to now write a bit about its antithesis: rain.

Trickle, drizzle, drip-drop, cats, dogs… there is an infinity of words and expressions relating to rain, and rightfully so, if you think of the variety of forms it can take and emotions that can be associated with it. I’d assume one of the most common ones is frustration: oh, come on, why do you have to come down to get us all wet, cry all over us spoiling our day?? Although sometimes – I must confess, mostly when I’m all nice and warm at home with a cuppa – it also happens that I look upon it with fondness. As a matter of fact, now I think about it, I used to run around as a kid with no jacket, the self-proclaimed queen of rain. Goes to show, you don’t become a nutter, you’re born it 😉

Oh, and how much fun it used to be, on a car trip, to follow the little drops chasing each other, imagining they were racing! I wonder how many other people have done it before…

If I stop to think about it, I have a true fascination with the sound of rain pattering on the treetops, like a soft sigh from a bygone time, still connected to us with an immutable whisper, unchanged through the centuries (or did rain sound differently in 1849? Who knows, I’m sure no-one has ever bothered to note down what rain sounded like). At times, it’s like the soft tapping of fingertips on paper, sometimes it’s like dropping a jarful of dried beans on a wooden floor, and then it’s also like the roar of the sea, a distant rumble, an echo that fills you with nothing.

Of inconceivable beauty I find the petite, precious pearls that appear on your hair, when it drizzles so finely that the water is more like condensed air than anything else, a light mist that somehow has the power to drench you to the bone. Or that autumn rain, when leaves have just started falling, and it wafts that special smell, earthy, mushroomy, a dark, wet, homely smell. On the other hand some people are simply in love with the smell water makes on the hard, cracked summer ground, to the point that a word was invented to specifically describe it. How important must a feeling be, for a language to decide to dedicate it a word?*

And what about the omen of rain? Steely sky, black, clouds like iron cotton balls. You, little tiny human being, feel a bit flattened, trapped in a moment of non-existence, a bubble where the last rays of sun still shine, and the clouds manage to hold back; but you know it won’t last long. Constantly looking up, suddenly even a rainbow appears, to complete this mad, surreal picture.

Living in a rainy country brings you to treasure any unexpected ray of sunlight, but also to appreciate the precious poetical subtleties of rain. I mean, it’s always gonna rain. May as well make something nice out of it 😉

*The word is actually Petrichor: from petro- (petra, Latin for stone) and ichor (which apparently in Mythology was the blood flowing in the veins of the gods).

rainbow

Ominous combination of cloud, sun and rainbow – Inquietante combinazione di nubi, sole e arcobaleno

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...