The depressing birthday – Il compleanno deprimente

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Mi ricorderò sempre del mio diciannovesimo compleanno. Per certi versi, preferirei dimenticarmene, ad essere del tutto sincera. Ovviamente, essendo del 20 settembre, ben pochi giorni erano passati dal mio insediamento nella nuova vita da studente universitaria. Arrivai a Cardiff il mercoledì, ed il mio compleanno era il venerdì. Fu un po’ deprimente, perché era la prima volta che compivo gli anni e non c’era nessuno a colazione a farmi gli auguri, o a venirmi a svegliare con una tazza di thé (sì, l’avrete già capito, sono fissata col thé).

Quello era il giorno in cui l’università aveva organizzato una sorta di fiera per presentare varie associazioni e informazioni utili per le matricolette come me. Mi ricordo che la sera prima eravamo usciti con il (ormai) solito gruppo di amici, tra cui c’era un ragazzo indiano che mi aveva preso in simpatia, e che mi aveva detto che l’indomani sarebbe venuto alla fiera con me, e di andare a svegliarlo. Io puntualmente alle nove del mattino dopo mi ero presentata nel suo appartamento e avevo bussato alla porta, per trovare che era ancora a letto. Un po’ imbarazzata, mi resi conto che forse erano solo parole quelle della sera prima, e che non avesse mai avuto veramente l’intenzione di venir svegliato da me. Ma ormai il danno era fatto, e alla fine andammo alla fiera insieme.

L’altro episodio che rese questo compleanno memorabile, fu che conobbi la seconda coinquilina. Il fatto è che arrivò di pomeriggio tardi, quando ormai ogni mio tentativo di consolarmi per la mia struggente malinconia di casa era ormai fallito (ero per strada quando mi  prese, e dovetti contare fino a trecentottanta in francese per riuscire ad arrivare a casa senza scoppiare in lacrime). Ero in preda ai singhiozzi quando venne a bussare alla mia porta. Probabilmente la traumatizzai… Ciononostante, da brava inglese, mi offrì una tazza di thé (oh, finalmente un inglese normale!) e diventammo subito amiche.

Poi, come dimenticare che quella sera feci la mia prima conoscenza con l’allarme antincendio! Dovete sapere che nelle case dello studente l’allarme antincendio è una presenza fissa, è uno stile di vita; alla fine diventa quasi un amico (anche se in verità lo odi). Perché ogni camera da letto è dotata di un sensore sensibilissimo, che scatta anche con il vapore della doccia. E l’allarme è un rumore fortissimo, ti penetra nelle ossa e fa vibrare ogni singola fibra del tuo corpo. Ti riverbera nel cervello. Per non parlare del mini infarto che ti viene ogni volta, appena scatta.

In fondo, sono tutte esperienze. La malinconia, il compleanno deprimente, i momenti imbarazzanti (in cui un bel  buco nel pavimento farebbe così comodo, ma si ostina a non apparire mai). Quando le vivi sul momento magari ti fanno anche girare un po’ il belino, ma poi vengono a far parte del tuo bel bagaglio di aneddoti divertenti da sfornare ogni volta che sei in presenza di amici. Non fui felice, il giorno del mio diciannovesimo compleanno. Però non lo voglio dimenticare, perché, nonostante fu il mio primo attacco di malinconia, e nessuno mi dedicò le stesse attenzioni che normalmente avrei ricevuto a casa, fu anche il giorno che conobbi la mia coinquilina. E di lei per certo mi voglio ricordare. E fu anche forse la prima volta che vidi la mia esperienza sotto una luce diversa, meno idillica, più reale.

Perdonate il finale filosofeggiante, ma mi è preso un attimo di entusiasmo… 😉


I’ll always remember my nineteenth birthday. In many ways, I’d rather forget about it, to be honest. Obviously, being born on the 20th September meant that very few days had passed since my settlement into my new life as a university student. I arrived in Cardiff on the Wednesday, and my birthday was on the Friday. It was rather depressing, as it was the first time I had no-one saying happy birthday to me at breakfast, or waking me up with a cuppa in bed (yeah, you’ve probably realised by now, I’m a little obsessed with tea).

That was the day the university organised a sort of fair in order to present various associations and useful information for little freshers like me. I remember that the night before we’d gone out with the (now) usual group of friends, among which an Indian lad whom I’d got along with, and who told me he would go to the fair with me the day after, and to go and wake him up. As can be imagined, the day after I was at his flat at nine o’clock and knocked at his door, only to find he was still in bed. It then embarrassingly occurred to me that maybe he was just being polite the night before, and he’d never really had the intention of being woken up by me. But the deed was done, and in the end we went to the fair together.

The other episode that made this birthday memorable, was that I met my second flatmate. The thing is, she arrived in the late afternoon, when every attempt at comforting myself from my heartbreaking homesickness had miserably failed (I was out and about when it struck me, and I had to count till three-hundred-and-eighty in French to manage to arrive home without bursting into tears). I was sobbing when she came to knock at my door. I probably traumatised her… Nonetheless, in good English style, she made me a cuppa (ah, finally a normal English person!) and we clicked straight away.

Then, how could I forget that that evening I made my first acquaintance with the fire alarm! You must know that in university halls the fire alarm is a constant presence, it’s a way of life; in the end it’s almost like a friend (though you actually hate it). Because every bedroom is provided with a hypersensitive sensor, that even goes off with the steam from the shower. And the alarm is a really loud noise, it penetrates your bones and makes every single fibre of your body vibrate. It reverberates in your brain. Not to mention the mini heart attack you get every time it goes off.

At the end of the day, it’s all experience. The homesickness, the depressing birthday, the embarrassing moments (where a hole in the floor would come in so handy, but stubbornly refuses to appear). While you’re actually living these things, they may even get on your nerves a little, but then they add up to your collection of funny anecdotes to pull out proudly whenever you’re among friends. I wasn’t happy, on the day of my nineteenth birthday. But I don’t want to forget it, because, though it was my first attack of homesickness, and no-one gave me the same attentions I would normally be given at home, it was also the day I met my new flatmate. And I sure want to remember her. And maybe it was also the first time I saw my experience in a different light, less idyllic, more real.

Do forgive the philosophising ending, but I got a little enthusiastic there… 😉

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