Molte lune fa – Many moons ago…

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Una delle pagine che ho trovato – One of the pages I found

Sfogliando una vecchia agenda, dove ora scrivo le liste delle cose da fare, da studiare, da comprare, mi sono imbattuta in un paio di pagine scritte nella notte tra l’8 e il 9 Settembre 2014. Cosa c’è di significativo in questa data? Assolutamente nulla. A parte il fatto che per qualche motivo mi trovavo a girare per casa alle due del mattino e ho scritto questa cosa, che devo dire, mi ha lasciato sfuggire un cenno di approvazione nei confronti della “me passata”. Tranne qualche orrore ortografico (sicuramente da attribuire al buio e all’ora tarda) non ho corretto quasi nulla. Beh mi è piaciuto, e perciò lo scrivo qua:

Era da tempo che non sentivo frinire le cicale. A parte quello, silenzio totale. Solo le sagome nere delle colline stagliate a malapena sullo sfondo opalescente, scuro del cielo. Le nubi si sono abbassate e pervadono la vallata. L’aria è densa, le luci formano grandi aloni vellutati. Tutto è dominato da lei, la silenziosa regina notturna. I colori sono assenti ma l’atmosfera è colorata di vita, vita grigia, fumosa, sfumata, sfocata. Le nuvole pian piano si diradano per svelare lei, la silenziosa madre di questo incanto. E qualche stella.

È molto difficile a descriversi. La macchina fotografica, per quanto il rumore dei suoi sforzi si confonda all’inno delle cicale, non riesce a catturare quello che la retina vede ma non trattiene. Il balcone è umido e freddo sotto i piedi per la pioggia passata. Ogni tanto sento sgocciolare come se piovesse di nuovo, ma sono solo gocce che cadono dalle foglie, che rimbombano nella cisterna. È un’atmosfera strana, senza tempo, come se l’uomo non ci fosse. Tutto tace alle due del mattino, perciò la natura può scatenarsi nella sua gioia di vivere, senza sguardi inopportuni. Si svela nella sua bellezza per dimostrare a sé stessa di esserne ancora capace, e per fare un dono a quelle poche anime che ogni tanto si degnano di guardare all’insù, senza cercare nulla ma trovando tutto ciò che li riempie.

È un peccato che le parole non  bastino a rendere omaggio allo spettacolo che ho ricevuto. Almeno lei sa che ci ho provato. Cara Luna, quanto vorrei essere più vicina…

Ora la mia disgraziata umana natura mi richiama dalle mie fantasticherie.

È ora di andare a dormire…

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Oh santo Cielo, non ci credo! Ho trovato una foto… questa è la luna di quel Settembre di due anni fa :O  — Holy flippin Moses, I can’t believe this! I found a photo… this is the moon of that September two years ago :O

Leafing through an old diary, where I now note down to-do, to-study, to-buy lists, I came across  couple pages I wrote in the night between the 8th and 9th September 2014. The significance of this particular date? None. Apart from the fact that I was wandering around the house at 2 in the morning for some reason, and I wrote this thing, which I have to admit, let me slip a nod in appreciation of “past me”. Except for a couple of spelling horrors (no doubt due to darkness and the late hour) I barely corrected anything. Well, I liked it, so I’m writing it here now:

It’s been a while since I heard the crickets chirp. Apart from that, utter silence. Only the black silhouettes of the hills, scarcely outlined against the dark, opalescent sky. The clouds have lowered and permeate the valley. The air is thick, lights form large velvety glows. All is dominated by her, silent nocturnal queen. Colours are absent, yet the atmosphere is coloured with life; grey, smoky, veiled, blurry life. The clouds slowly retreat to reveal her, silent mother of this wonder. And a couple stars.

It’s rather hard to describe. The camera, regardless of how the sound of its efforts mingles with the anthem of crickets, simply fails to capture what the eye beholds but cannot retain. The balcony feels cold and damp because of the by-gone rain. Every now and again I hear dripping, as if it had started raining once more, but it is only drops rolling off the trees, ricocheting into the cistern. It’s an odd atmosphere, timeless, as if man didn’t exist. Everything is hushed at two in the morning, so nature can give into its zest for life, free from prying eyes. It reveals itself in its fullest beauty just to prove to itself it still can, and also as a gift to those few souls that occasionally condescend to look upwards, not searching for anything, but finding everything that completes them.

It’s a pity that words can’t quite do this spectacle justice. At least she knows I gave it a try. Dear Moon, how I’d love to be nearer…

Now my wretched human condition compels me to abandon my reveries.

It’s time to go to sleep…

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An anciôa and a galletta ;)

The anchovy and the biscuit ;)

The anchovy and the biscuit 😉

I’d been meaning to start writing again for some time now, but it never seems to happen. Finally the other day I lived an episode that was worth being told, so here I am. It all started when my father and I went to Mass. And I had a revelation… Beer is glorious! Well it’s not really all about beer, but beer does play an important role in the story. And now I’ve said beer too much. But let’s go with order.

After going to say hi to our local baker (and chatting so much we almost made him burn the bread!) we go to say hi to the grocer. You see, my village is so small that one does not simply “go to the shop”. One goes to have a chat, and joke around with the owner and, oh yes, while you’re at it, I’ll have some milk and a hundred grams of Parma ham.

We go in and the grocer’s out (incidentally, he’d gone to the baker), so we start chatting with his sister. We’re literally just stood in a corner, having labelled ourselves as “disruptive elements of the furniture”, entertaining ourselves and the customers. When the grocer comes back, he asks us if we’re being served. We not only reply that we’re not, but also that we don’t want to be, as we’d merely popped in for a chat. So he looks at us and promptly announces “I’ll offer you an aperitivo then!”.

And that’s when he produces two bottles of Belgian beer from under the counter, and pours them out in four glasses, while his sister cuts up some focaccia and mortadella. Within minutes the shop counter has become a bar, and we’re enjoying a glass of refreshing, velvety, tasty (and rather strong, must be said) beer.

It’s moments like this that make me glad to live where I do. Admittedly, when we got back home, my mother and brother just stared down at us from the balcony, frowning at us for being unreasonably loud and chatty. But what the hell, it was fun!

I just had to write about this. It may seem stupid, but I love the idea of going to mass, and ending up coming back a little drunk, having spent an hour or so at the shops, without having bought anything. Certain things you can only find in Italy! And it’s surprising really because Ligurians don’t really have a fame for hospitality.

So there. Beer is great 🙂

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È da tempo che avevo intenzione di riprendere a scrivere, ma per qualche motivo non era ancora successo. Finalmente l’altro giorno mi è capitato un bell’episodio che valesse la pena essere raccontato, così eccomi qua. Tutto cominciò quando io e mio padre siamo andati a messa. Ed ebbi una rivelazione… la birra è una cosa gloriosa! Beh non ha tutto a che fare con la birra, però la birra ha un ruolo importante nella storia. E ora ho detto birra troppe volte. Ma andiamo con ordine.

Dopo essere passati a salutare il panettiere (ed avergli quasi fatto bruciare il pane per via delle nostre  chiacchiere!) andiamo dal negozio di alimentari a salutare anche loro. Perché vedete, il mio villaggio è così piccolo che non si va semplicemente “a fare la spesa”. Uno va a chiacchierare, e scherzare un po’ col gestore e, ah, già che ci sei, mi servirebbe un etto di crudo e un po’ di latte.

Entriamo nel negozio di alimentari, ma il proprietario era fuori (guarda caso, era andato dal panettiere), così iniziamo a chiacchierare con la sorella. Non facciamo altro che stare lì in un angolo, essendoci dati l’appropriato appellativo di “elementi variabili dell’arredamento”, a intrattenerci con i clienti. Quando torna il negoziante, ci chiede se siamo serviti. Non solo rispondiamo che no, non lo siamo, ma anche che non vogliamo esserlo, dato che eravamo solo entrati a far due chiacchiere. Così ci guarda e prontamente annuncia “beh allora vi offro l’aperitivo!”

Ed ecco che produce due bottiglie di birra belga da sotto il bancone, e comincia a versarle in quattro bicchieri, mentre la sorella taglia della focaccia e fa a fette della mortadella. Nel giro di pochi minuti, il negozio si fa bar, e noi ci gustiamo della rinfrescante, vellutata, gustosa (e piuttosto -diciamo- intensa) birra belga.

Sono momenti come questi che mi rendono felice di vivere dove vivo. Vero, quando siamo tornati a casa, mia madre e mio fratello ci hanno squadrati un po’ dal balcone, guardandoci con disapprovazione per la nostra inopportuna e irragionevole chiassosità. Ah, ma che diavolo, ci siamo divertiti!

Non potevo non scrivere di questo. Sembrerà un po’ stupido, ma mi piace un sacco l’idea di andare a messa, e poi finire per tornare un po’ brilli, essendo stati quasi un’ora ai negozi, senza aver comprato nulla. Certe cose, solo in Italia si trovano! E dire che i liguri non hanno esattamente fama di essere accoglienti e ospitali.

Ecco lì. Viva la birra (belga) 🙂